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Dopo un lungo periodo di assenza dovuto alla sessione invernale, alle notti insonni per via del terremoto e delle pessime condizioni climatiche della mia zona e ad alcuni problemi personali, si è voluto aggiungere anche il mio computer che, da un giorno all’altro, ha smesso definitivamente di accendersi. Ho perso molte cose a cui stavo lavorando, tra cui anche l’abbozzo iniziale della tesi. So che è stato un mio errore non aver salvato tutto su un supporto di memoria esterna, ma, in certi momenti, si è convinti di essere eterni. Che tutto ciò che ci circondi sia eterno e che sia sempre lì a nostra disposizione. Che gli attimi non spariscano mai e che il tempo per dire realmente come stiamo sia infinito.

Spesso lo facciamo anche con le persone, le diamo per scontate. Crediamo di poterle vedere ogni volta che desideriamo, fino a quando, un giorno, non le vediamo più. E i “ti voglio bene” mancati, i “ti amo” strozzati e i “perdonami, ho sbagliato” rimangono sospesi nel vuoto. A cavallo dei rimpianti sulla strada dei rimorsi. 

Ho sempre cercato di essere una brava figlia, degna del rispetto e della fiducia della mia famiglia. Ho sempre cercato di guadagnarmi la stima che avessero di me perché nulla è mai dovuto. Ho fatto quello che, in fondo, era il mio dovere: studiare e impegnarmi. Ma ho un dolore lacerante dentro di me. Un dolore che non so se ne andrà mai. Recitando la parte della figlia perfetta che non si scompone mai, che non piange e non si arrabbia mai, ho nascosto una parte di me che adesso fa fatica ad uscire fuori. Vorrei potermi liberare, vorrei finalmente sentirmi un peso in meno sul cuore, ma non posso. Non posso perché ho talmente tanta rabbia e delusione in corpo che non so più come esternarle. Anzi non l’ho mai saputo e per evitare di scoppiare sono implosa io.  

Alcuni dicono che abbia una forte dose di autocontrollo, altri che dovrei lasciarmi andare e smettere di pensare sempre alle conseguenze. Io ho smesso anche solo di ipotizzare. 

Non ho la forza, semplicemente non ce l’ho più. 

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Soddisfazioni

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In questo ultimo mese ho trascorso quasi tutto il mio tempo a lavorare ad un discorso di presentazione di un mio scritto. Non ho detto nulla a riguardo per scaramanzia, avevo paura che il sogno si frantumasse prima ancora di diventare realtà.
Oggi però posso dire che ho avuto la mia soddisfazione, quella che ti tiene sveglia la notte per la contentezza. Circa tre mesi fa, infatti, sono stata decretata finalista per un concorso letterario che reputo importantissimo per le tematiche trattate. E’ stato indetto dal comune di Trento, patrocinato dalla regione e voluto fortemente dal dipartimento delle Pari Opportunità. Il concorso “Raccontare le Pari Opportunità in tutte le forme del Diversity” si poneva come obiettivo quello di spiegare a bambini e a ragazzi le varie sfaccettature della realtà, fornendogli degli “occhi critici” per diventare adulti in grado di valorizzare le proprie differenze individuali e il potenziale di ogni persona che incontreranno sul loro cammino sia nella sfera lavorativa sia in quella personale. Un obiettivo non da poco visto che i bambini sono il futuro della nostra società e più li cresciamo nel rispetto più riusciremo ad assicurarci una società migliore ed inclusiva.
Gli elaborati dovevano rivolgersi ad una sola categoria del Diversity (Genere donna e uomo, Disabilità, Cultura/etnia, Differenza di età e Orientamento sessuale) a scelta libera dell’autore e a una sola categoria di età dei futuri lettori/lettrici ( da 0 a 5 anni, da 6 a 10 e dagli 11 ai 13). Ovviamente proprio perché il fine ultimo è la lettura da parte dei ragazzi, i testi non dovevano presentare alcun tipo di linguaggio inappropriato, violento, razzista, discriminatorio o volgare, pena l’esclusione.
E’ stato un onore e un motivo di orgoglio essermi classificata tra i primi cinque finalisti, ma è stato ancora più incredibile aver vinto il primo premio nell’ultima istanza del concorso, in cui si avevano solo tre minuti per presentare al pubblico e alla giuria il proprio racconto. Per me è stato un piccolo traguardo sia a livello letterario sia a livello sociale, perché non solo ho potuto riscontrare che la società di oggi sta cambiando, ma anche perché ho visto commuovere alcuni dei presenti. Sentire una delle organizzatrici/curatrici del concorso dirmi “Complimenti, mi hai emozionata” è qualcosa che, anche a distanza di anni, mi rimarrà sempre dentro. Ho sempre desiderato che la mia scrittura arrivasse al cuore della gente e questa volta ci è riuscita.
La scrittura è portatrice di messaggi e libertà. Fate leggere i bambini e avranno il mondo nelle loro mani.

Ho condiviso quest’esperienza con la mia ragazza, è venuta insieme a me a Trento e si è emozionata quando mi hanno consegnato il premio. L’ho vista fiera di me ed io ero fiera di noi. Senza la nostra storia non avrei mai scritto quel racconto. Senza di lei non avrei mai avuto il coraggio di parlare in pubblico. Non avrei mai creduto nell’amore che raccoglie i pezzi e li ricompone. Senza di lei non avrei vinto perché niente vale più della consapevolezza di essere stessi.

Considerazioni

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È un periodo che mi pongo molte domande, che cerco risposte approfondendo nei libri di filosofia, di chimica, di biologia e di psicologia, ma ogni volta che penso di essere arrivata a una parvenza di verità, i dubbi mi pervadono inglobandomi completamente. Proprio come se fossi un gomitolo di lana che viene assalito, di soppiatto, da un baldanzoso gatto domestico.
Non sono alla ricerca della mia identità, so benissimo chi sono e sono perfettamente in equilibrio con me stessa. Sono anche consapevole che non tutto il mondo circostante prenda seriamente e concretamente il fatto che possano esistere altre realtà al di fuori della propria, ma questo non può, di certo, impedirmi di seguire la mia strada a testa alta. Non siamo fatti tutti con lo stampino, per quanto cerchiamo di omologarci e al tempo stesso di differenziarci in ogni situazione. Ognuno di noi è speciale a suo modo. E lo so che potrebbe sembrare una frase fatta, ma non lo è. Perché è vero e toccabile con mano che siamo tutti diversi, ma tutti ugualmente esseri umani.
Quello che mi preoccupa e mi fa realmente paura sono quelle persone che non si interrogano mai e non si mettono mai in discussione, ma che danno per assodato il proprio pensiero. In sostanza mi terrorrizzano quegli esseri umani che si considerano superiori ad altri esseri umani senza minimamente guardare la questione sotto un altro punto di vista. Sarà che io mi interrogo quotidianamente e non sono mai sicura di niente fino a quando non vado a fondo dell’argomento. Sarà che ho delle teorie tutte mie sulla creazione e sulla vita, ma io i dubbi me li pongo. Me li pongo sempre pur avendo delle certezze scientifiche a sostegno delle mie tesi. Me li pongo pur avendo dichiarazioni ufficiali di psicologi e di psichiatri che affermano che l’omosessualità e la bisessualità sono varianti naturali della sessualità umana. Quello che mi chiedo è perché molta gente, invece, sia così sicura di quello che sostiene pur non avendo alcuna prova. Perché?
L’altro ieri mi sono imbattuta in una discussione, ormai vecchia, obsoleta e persino noiosa, in cui veniva sostenuto che gli omosessuali non sono altro che peccatori degni di finire all’inferno. Io, a quel punto, non me la sono sentita di dilungarmi con le spiegazioni scientifiche, ma ho semplicemente risposto ponendo una domanda: “Per quale ragione, secondo voi credenti e secondo il Dio in cui credete, è possibile perdonare un assassino (che è tale proprio per aver spezzato una vita) purché si penta, ma non è possibile perdonare un uomo che ama un altro uomo? Per quale ragione l’Amore che tanto predicate, in questo caso, ha meno potere di un omicidio?”
Lo so, anche la mia domanda è piena di vuoti e lacune teologiche, se così vogliamo chiamarle, ma è stata una mera provocazione a cui credevo di ottenere risposta. Casualmente, però, non sono stati in grado di reggere la discussione.

Per questo vorrei chiederlo a voi: Perché a queste persone i dubbi non sorgono mai?

23 anni e qualche crepa

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In questo mese e mezzo di assenza mi sono dovuta impegnare a superare tante cose.
La prima è che sono arrivati i temibili 23 senza che io avessi raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata. Dovevo già essere laureata e in cerca di un lavoro che mi rendesse indipendente e invece non ho ancora la pergamena in mano e sono comunque in cerca di un impiego. Mi chiedo se ce la farò mai e se riuscirò finalmente a sganciarmi da questa situazione divenutami insostenibile e che si sta ripercuotendo su di me anche a livello fisico.
La seconda è che ho dovuto imparare a rapportarmi con la paura di tutto ciò che è inatteso.
Abito, infatti, nella regione che è stata dilaniata dal terremoto degli ultimi giorni e che si sta rimboccando le maniche per ricominciare a vivere. Vedo ogni giorno volti sconvolti di persone che hanno perso tutto, ad eccezione della loro dignità. Vedo bambini piangere per non aver più un posto sicuro dove giocare e genitori piangere per non sapere se potranno più garantire un futuro ai propri figli. Vedo anziani con sguardi assenti. Ricordi di tutta una vita sepolti sotto un cumulo di macerie. Schiene provate da anni di duro lavoro che continuano a scavare nella speranza di ritrovare un po’ della loro storia. Fotografie ricoperte di polvere in mezzo alla strada. Matite colorate che, con timidezza, sbucano fuori da qualche rovina.
Vedo, però, anche tanta umiltà, solidarietà e accoglienza e questo mi fa sperare che, nei momenti più drammatici, conti di più il cuore della rivalità tra contrade. Lo spirito di sopravvivenza, per fortuna, unisce sempre. Anche se non sono mai riuscita a capire se unisce per semplice convenienza o per reale umanità.
Tutto questo mi ha destabilizzato, non mi ha fatto dormire per notti intere. Ogni minima scossa mi faceva pensare alla fine. Alla fine della mia vita, dei miei sogni e dei traguardi da raggiungere. Perché ho 23 anni e non ho ancora realizzato quello per cui sto lottando da tutta la vita. Perché ho una ragazza che voglio amare per tutto il tempo che mi è concesso. Perché ho degli amici a cui tengo come fratelli. E perché sono ancora qui, con un tetto sopra la testa, a poterlo raccontare.
Non si capisce mai quanto si è fortunati fino a quando non si tocca il fondo o non si vede la gente morire a 20 km da casa tua.

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La delusione che ho avuto nel non passare il mio ultimo esame è stata talmente forte da anestetizzarmi completamente. Ero a un passo dal liberarmi definitivamente di questo peso, ero già proiettata alla laurea di inizio Aprile, avevo già deciso su cosa specializzarmi e stavo già inviando CV in ogni dove nella speranza di poter fare esperienza come traduttrice. E invece no, qualcuno ha deciso bene di farmi posticipare tutti i miei programmi mettendomi in grave difficoltà. Dal punto di vista economico, purtroppo, non sono ancora indipendente. Per quanto mi possa impegnare e adattare a qualsiasi lavoro, non mi hanno mai pagato sufficientemente abbastanza da potermene andare di casa e mantenermi da sola, al massimo con quello che prendevo sono riuscita ad aiutare mia madre a pagare alcune rate universitarie. Per due anni sono riuscita ad avere le tasse dimezzate, per via della mia media, studiando giorno e notte senza quasi nessuna pausa. Nulla di più però.
Nella mia situazione ci sono milioni di studenti, tutti con un sogno da realizzare, ma completamente esausti e sfibrati da non riuscire più ad alzarsi la mattina.
Dal punto di vista emotivo, invece, sono uno straccio. Ormai mi dimentico persino di mangiare e di dormire. Non mi importa di prendermi cura di me e questo dovrebbe essere un campanello d’allarme bello e buono. La mia ragazza teme di quello che potrebbe succedermi se mi facessi ancora sopraffare dall’ansia. Non voglio darle ulteriori preoccupazioni quindi cerco di andare avanti a tentoni, sperando solo di non cadere in un baratro. Oggi sono qui e sto lottando per esserci anche domani.
Fallire un esame non è un dramma, ma per me lo è. L’università è stata una fonte costante di problemi e ora mi vedo ancora più lontana dalla fine di questo capitolo. Forse avevo troppe aspettative su di me, ero convinta di potercela fare perché ho sempre studiato e mi sono sempre concentrata sui miei obiettivi. Evidentemente, però, qualcosa è andato storto. Evidentemente non sono così invincibile.
A volte bisogna solo rassegnarsi all’idea di aver fatto la scelta sbagliata.

Questione di scelte

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In questi giorni sono tantissime le cose che mi stanno passando per la testa e sono tutte diversamente collegate. Anzi, direi che non sono collegate affatto. Sono piena di sogni e di poche certezze. Ho sempre cercato di realizzare tutto quello che immaginavo, ma adesso sta diventando complicato persino immaginare qualcosa di sensato e di attuabile.

Da piccola desideravo fare la veterinaria, come moltissimi bambini del resto, perché mi sentivo molto più in sintonia con gli animali piuttosto che con le persone. Desideravo aiutarli nei momenti di difficoltà, desideravo vederli guarire e pronti a tornare alla loro vita di anime pure. Con gli anni, però, ho intrapreso un percorso universitario completamente differente da quello che mi ero prefissata. Ho fatto una scelta, giusta o sbagliata che sia. Una scelta forse dettata più dalla paura di andare fino in fondo che dal cuore. Una scelta che è stata il risultato di un’attenta valutazione di pro e di contro. Una scelta in cui ha prevalso la razionalità sull’istintualità. E in questi giorni questa decisione mi sta pesando parecchio.
Durante la mia infanzia non facevo altro che rinchiudermi nella mia cameretta a leggere manuali su manuali di veterinaria, di addestramento e di pet therapy. Molte volte di difficile comprensione per una ragazzina di dieci anni come me, ma ero mossa da una sete di conoscenza talmente forte che niente mi avrebbe impedito di sapere, di conoscere e di capire.
A 11 anni persi il mio primo animale domestico, un canarino giallo tutto pepe di nome Flick. Era stato un regalo di mio zio, lo teneva in casa da circa sei anni e io, ogni volta che andavo a trovarlo, rimanevo incantata dal suo cinguettio soave. Rimase con me per altri sei lunghi anni e quando morì scoppiai in un pianto disperato. L’unica volta in cui piansi davvero.
Da quel giorno mi sono ripromessa di cercare di salvare ogni esserino che avrei trovato per strada. Lo avrei fatto per lui. Lo avrei fatto per Flick.

Passarono gli anni e la mia passione per gli animali crebbe a vista d’occhio. Addestrai due pastori tedeschi per una coppia di amici di famiglia senza alcun titolo. Lo devo dire perché non ho fatto alcun tipo di corso per diventare addestratrice professionista (anche se adesso l’idea mi sta tormentando ogni singola notte) e perché non mi reputo neanche alla stessa altezza di chi, invece, ci ha investito del tempo e delle ore di studio e pratica. Non sono un’addestratrice, non ho alcun tipo di attestato. Ho soltanto seguito il mio istinto, quello di quando avevo 10 anni.
Con gli animali sono istintiva, mi fido di loro. Mi basta guardarli negli occhi per comprenderli e capire esattamente cosa li preoccupa o li tormenta. Non so neanche da chi abbia imparato, so soltanto che tutto questo mi parte dal cuore.

Ieri sono dovuta andare a parlare con il veterinario della piccola peste che ho in casa,un cagnolino vivacissimo per cui stravedo. Abbiamo discusso delle sue analisi e dei problemi che ha avuto in questi mesi. Io sono l’agitazione fatta persona, ma quando si parla di animali riesco a tirare fuori una calma di cui ho sempre creduto fossi sprovvista. Mi trasformo subito nella ragazza determinata e risolutiva che ho sempre ambìto a essere.
E’ una sensazione che mi ha sempre turbato perché è un lato di me che non ho mai approfondito abbastanza. E’ un lato che non ho voluto conoscere e che non emerge mai se non in casi di emergenze a quattro zampe. Il veterinario lo definisce talento, io semplicemente passione.
Non mi sono mai sentita veramente brava in qualcosa perché mi sono sempre applicata a fare tutto. A scuola ero brava, a danza me la cavavo piuttosto bene, al corso di fotografia facevo belle foto e al corso di difesa personale ho imparato a difendermi nonostante non avessi mai fatto arti marziali in vita mia. In poche parole sono sempre stata quella brava in tutto, ma che non si è mai distinta in niente. La classica studentessa modello con buoni voti, che si meritava un otto ma mai un dieci. La ballerina attentissima ai passi e precisa nella realizzazione delle coreografie, ma troppo poco elastica per entrare a La Scala. L’amica migliore con cui confidarsi di notte in preda a una crisi di nervi, che poi veniva scaricata, puntualmente, la mattina dopo come un pacco postale. Insomma, l’eterna seconda.
Ho vissuto come se fossi la controfigura di me stessa. Quella che si ammazza di lavoro, ma che non ne vede riconosciuti i meriti. Mi sono sempre sentita fuori luogo dappertutto tranne in quella stanza con il tavolo di acciaio, lo stetoscopio appeso al muro, la bilancia per pesare i cuccioli e i numerosi poster di prevenzione contro ogni tipo di malattia trasmessa dalle zanzare e dai suoi simili. Lo so, è un po’ agghiacciante descritta così. Sembra un flusso di pensieri sconnesso di una povera pazza che non sa cosa fare della propria vita. Ed è vero, non so che cosa fare. E’ come se avessi perso gli ultimi quattro anni della mia vita a fare qualcosa per cui non ho il moto del cuore.
Il veterinario del mio cane mi ha detto una frase illuminante “Il talento non si coltiva, o ce l’hai o non ce l’hai e tu con gli animali ce l’hai. E’ il talento unito alla conoscenza a renderti una vera professionista. Pensa con il cuore e segui la tua strada.”
Le sue parole mi hanno aperto un mondo, ma allo stesso tempo mi hanno fatto capire che devo fare una scelta: terminare il mio percorso universitario o cambiare completamente e ricominciare da capo.
Forse il pessimo risultato del mio ultimo esame prima della laurea dovrebbe dirmi qualcosa. O forse no.
La vita scorre talmente velocemente che io non riesco a stare al passo. Vorrei soltanto capire cosa fare. Vorrei non avere paura.

01.22

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Sento lo scorrere del tempo inesorabilmente. Passano i giorni e io mi ritrovo sempre qui. Stanca, stremata ed estenuata. La mia testa fa dei giri immensi donandomi una sicura instabilità. Percepisco il mondo in modo astratto, sentendomi quasi inghiottita dall’entusiasmo altrui. Ho provato ad aprire le fauci di questa immensa tigre, ma tiene i denti serrati quasi a significare che non ho speranza di fuggire da questa morsa.
Stanotte va così. Fatico a respirare. Sento lo stomaco contorcersi, mentre mi abbandono ad una confusione mentale che non mi permette neanche di alzarmi in piedi.
Ancorata al letto cerco di pensare a tutto quello che mi fa stare bene, ma l’ansia è talmente forte da distruggere ogni singolo ricordo.
Sono sola in preda a una sanguisuga che mi sta succhiando via tutta la mia linfa vitale. E più lotto per combatterla più si ciba delle mie energie.
Se continua così rischia di spegnermi…

Secondo Liebster Award 2016

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Innanzitutto ringrazio Sono proprio Lesbica per avermi nominato, sono già al mio secondo Liebster Award 2016 e ne sono onorata.
Per questioni di tempistiche non riscriverò il regolamento, che credo ormai conoscerete tutti e passerò direttamente alle risposte.

1. Hai un sogno ricorrente?
Sì, ma più che un sogno è un vero e proprio incubo. Sogno spesso di ritrovarmi, di notte, in una foresta buia e intricata, priva di vie di fuga, in cui cerco di correre e scappare da qualcuno che mi sta inseguendo. Corro più veloce che posso, schivando alberi e saltando grosse radici, ma a un certo punto le mie gambe si paralizzano. Cominciano a pietrificarsi dai piedi fino al bacino e mentre cerco di dimenarmi, ansimando e piangendo, quel qualcuno che mi stava inseguendo riesce a raggiungermi e a rapirmi. Poi di solito mi sveglio.

2. Ti metteresti mai con te stesso?
Bella domanda, probabilmente no. Non riuscirei a gestire doppie ansie e doppi attacchi di panico quindi credo che eviterei.

3. Quale serie tv, film o band ha segnato la tua vita?
Senza dubbio Streghe. E’ stata la serie tv della mia infanzia, quella per cui ho riso innumerevoli volte e per cui ho pianto altrettante. Quella che mi ha fatto capire l’importante legame che, spesso (non sempre), condividono fratelli e/o sorelle e quella che mi ha fatto comprendere che, è vero che il Bene trionfa sempre, ma molte volte trionfa a spese di altri (vedasi la morte della primogenita Prue).

4. C’è qualcuno che non puoi più sentire con cui vorresti parlare?
Vorrei poter parlare con due persone: la prima se n’è andata cinque anni fa e, a parte raccontarle ogni giorno qualcosa di me, osservando una sua foto, non potrò mai più rivederla. La seconda, invece, se n’è andata per sua libera scelta e, nonostante abbia tentato di tutto, non ha intenzione di ritornare sui suoi passi. La mia, a quanto pare, era un’amicizia unilaterale.

5. Quali argomenti non sopporti?
Più che quali argomenti, diciamo che non sopporto chi, per avvalorare la propria teoria, scredita e insulta gli altri ergendosi a dispensatore di verità universale.

6. Chiudi gli occhi, cosa o chi vedi?
Una carriera universitaria conclusa e l’inizio della mia vita coniugale.

7. Pensi di aver avuto una vita difficile?
Non è stata una della più semplici, devo essere sincera. Cerco sempre, però, di mettermi nei panni degli altri e, a parità di età, c’è chi ha dovuto affrontare molte più cose.

8. Sei una persona in grado di dire no quando serve? l’ultima volta che lo hai fatto?
L’ho dovuto imparare, prima ero veramente troppo accomodante. L’ultima volta che l’ho detto è stato per evitare di essere delusa ancora una volta.

9. Se potessi interpretare un personaggio (film o cartone) chi saresti? e perchè?
Tornando al mio telefilm preferito, direi Phoebe oppure Piper. Da piccolina sognavo spesso di essere una delle sorelle Halliwell, mi immedesimavo nella loro vita e cercavo di combattere i demoni. D’altronde sono state loro a salvarmi dai miei demoni interiori quindi…

10. Perchè hai scelto di creare un blog invece di un canale youtube?
Perché mi sento più a mio agio scrivendo piuttosto che parlando.

11. Che rapporto hai con i social?
Un rapporto non ossessivo. Li utilizzo per il minimo indispensabile, per alcune news e per seguire gli aggiornamenti delle serie tv che vedo (sì lo so, sono una telefilm addicted).

Spero non me ne vogliate, ma sono a corto di domande e di blog da nominare. Se ne avete voglia però posso riproporre le stesse domande della scorsa volta e chi lo desidera può rispondere nei commenti. Enjoy buddies!

Le mie domande sono:
1) Se potessi tornare indietro nel tempo, qual è la prima cosa che cambieresti? E quella che invece non cambieresti mai?
2) Se ti dicessero che hai un’unica possibilità di ricostruire il rapporto con qualcuno, da chi andresti?
3) Dove ti vedi tra 5 anni?
4) Stai lottando per realizzare te stesso e i tuoi sogni?
5) Qual è il segreto che non hai mai voluto rivelare di te?
6) Se ti dico “spensieratezza” , qual è il primo ricordo che ti viene in mente?
7) Se ti dico “delusione”, invece?
8) Ti sei mai pentito di aver detto una bugia anche se a fin di bene? Se sì, come è andata?
9) Credi nel vero amore?
10) Come ti vedi adesso? Credi che le persone che ti vogliono bene vedano di te la stessa immagine?
11) Come reagiresti a una situazione di pericolo o a una aggressione verso un soggetto più debole?

Liebster Award 2016

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Eccoci qui, innanzitutto vorrei ringraziare Il Ragazzo Sopravvissuto per questa nomination. Sono veramente felice di essere stata scelta per farmi conoscere un po’ di più dai miei lettori e anche molto lusingata.
Qui sotto troverete il regolamento, le mie risposte alle domande e le mie domande per voi.
Enjoy!

Regolamento:
1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo.
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.
5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare i tuoi blogger della nomination.

Le mie risposte:
1. Esiste un cantante, uno scrittore, un qualsiasi artista che ti ha totalmente cambiato la vita?
Se proprio devo scegliere dico Annalisa, la cantante.
La mia scelta non è correlata al gusto musicale, in quanto io sono molto esterofila per quanto riguarda la musica, ma deriva dal fatto che la ammiro come persona. Questo è quello che penso di lei, lo avevo scritto tempo fa, subito dopo averla vista in concerto: “Si è sempre portata dietro il peso della sua timidezza e del suo carattere riservato, ha sempre dovuto lottare per far capire, ai giudici e al pubblico, che la sua personalità e il suo modo di essere non avrebbero mai compromesso la sua capacità di cantare e di trasmettere emozioni ed ha sempre donato tutta se stessa alla musica, rimanendo una persona umile, di cuore ed affezionatissima ai suoi fan.
Ieri l’ho vista per la prima volta dal vivo e ha veramente “spaccato”. Vederla lì su quel palco, a pochi metri da me, è stata un’emozione fortissima, impossibile da descrivere a parole. Sarà che dalla prima volta che l’ho vista mi sono subito ritrovata in lei, sarà che abbiamo lo stesso carattere e che dobbiamo lottare ogni giorno per farci capire dalle persone che giudicano sempre dalle apparenze e mai per quello che realmente si è, sarà che è l’unica cantante italiana odierna che riesco ad ascoltare, ma lei rappresenta davvero il mio orgoglio.
Non è vero che la timidezza non vince mai, a volte splende proprio.”

2. Quali consigli daresti, col senno di oggi, al/alla te stesso/a di cinque anni fa?
Affidarsi ai segnali e al proprio istinto. Sempre.

3. Qual era il tuo sogno da bambino/a? Oggi stai lottando per realizzarlo?
Diventare una ballerina professionista, laurearmi in veterinaria e scrivere un libro. Sono lontana anni luce da tutti e tre, ma al primo non c’è più rimedio.

4. Ti sei mai sentito “diverso” in qualche modo dagli altri? Ti sei mai sentito giudicato per questo?
Sì, sono una persona particolarmente timida e questo mi ha reso sempre “diversa”. Mi hanno fatto credere di essere sbagliata e di non avere carattere solo per il fatto di essere gentile e riservata. Dei mostri che mi portavo dentro e delle lotte che ho dovuto affrontare ovviamente non ne erano a conoscenza. In quinto superiore ho perso diversi kg, in seguito a questo fatto, che ancora devo recuperare.

5. Qual è la follia che vorresti fare prima di morire?
Di primo acchito direi bungee jumping, ma, in realtà, direi vivere. Prima di morire vorrei vivere davvero. E’ la follia migliore che possa esistere.

6. Ricordi ancora il tuo primo bacio? Com’è stato?
Il mio primo bacio è stato con il mio ex. E’ stato molto dolce e romantico, il classico bacio da film non lo nego: al molo, sugli scogli, con il vento che ti scompiglia i capelli e la paura di sbagliare di due adolescenti.
Il mio primo vero bacio, invece, è stato con la mia ragazza. Ancora oggi mi emoziono al solo suo pensiero. In quel momento non si sono incontrate soltanto due anime che si amavano da lungo tempo, ma si sono mescolate e unite insieme tutte le certezze e le consapevolezze di trovarsi finalmente con la persona giusta.

7. Hai mai desiderato di cambiare vita all’improvviso facendo un bagaglio e un biglietto di sola andata per un posto totalmente diverso da quello in cui vivi?
Ogni giorno e non assicuro che non lo farò.

8. Qual è la tua paura più nascosta?
Di perdere le persone che amo e di vederle soffrire.

9. Hai una canzone che hai bisogno di ascoltare ogni giorno della tua vita? Se sì, qual è?
Non ho una canzone che devo ascoltare ogni giorno della mia vita, ma ho una canzone che mi sono prefissata di ascoltare ogni volta che ne ho l’occasione e/o mi ci imbatto per caso. Se, casualmente, la sento in un negozio, in giro, per strada o in radio la devo ascoltare dall’inizio alla fine. E’ una sorta di porta fortuna, un mantra scaramantico. La canzone è Viva la vida dei Coldplay.

10. Se un giorno ti innamorassi di una persona del tuo stesso sesso? Oppure del sesso opposto?
Personalmente ho avuto entrambe le esperienze e vorrei tanto fermarmi qui. Ho già trovato la persona che mi completa.

11. Se un tuo amico davvero fidato esprimesse opinioni che ledono la tua libertà di essere umano, saresti capace di mettere davanti a tutto la vostra amicizia trascurando le divergenze di opinioni?
Se un mio caro amico cercasse di ledere le mie libertà di essere umano, di sicuro cercherei di instaurare un confronto e capire il motivo di questa presa di posizione così estremista, poi cercherei di farlo ragionare e di fargli comprendere che limitare la libertà altrui non è e non sarà mai un’opinione. Qualora non riuscissi nel mio intento, probabilmente troncherei l’amicizia. Non si può piacere a tutti, purtroppo.

Nomino in ordine casuale:
Mora e rosmarino
Just a little place
Hospital for Souls
Smile Revolutioner
Lolita, Lost and Delirious
Le 5 stanze
iononsonosbagliata
nessun armadio
respiroarcobaleni
Volevo stare zitta
From behind of empty walls

Le mie domande sono:
1) Se potessi tornare indietro nel tempo, qual è la prima cosa che cambieresti? E quella che invece non cambieresti mai?
2) Se ti dicessero che hai un’unica possibilità di ricostruire il rapporto con qualcuno, da chi andresti?
3) Dove ti vedi tra 5 anni?
4) Stai lottando per realizzare te stesso e i tuoi sogni?
5) Qual è il segreto che non hai mai voluto rivelare di te?
6) Se ti dico “spensieratezza” , qual è il primo ricordo che ti viene in mente?
7) Se ti dico “delusione”, invece?
8) Ti sei mai pentito di aver detto una bugia anche se a fin di bene? Se sì, come è andata?
9) Credi nel vero amore?
10) Come ti vedi adesso? Credi che le persone che ti vogliono bene vedano di te la stessa immagine?
11) Come reagiresti a una situazione di pericolo o a una aggressione verso un soggetto più debole?

Sbizzarritevi 🙂

 

Settembre: bisogni e certezze

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Settembre. Un tempo era il mese degli inizi, ricominciava la scuola, rivedevo i miei amici, riiniziavo ad andare a danza (anche se poi neanche d’estate smettevo del tutto). Era il periodo dei quaderni nuovi che profumavano di carta e di innocenza, delle matite colorate ordinate tutte per colore, delle gomme bianche intonse, che rimanevano tali solo fino a due giorni dopo, delle aspettative e delle conquiste, dei nuovi obiettivi da porsi. Era il mese che segnava la fine di un’estate senza pensieri e ricca di libertà e l’inizio di un autunno pieno di possibilità.
Ora le cose sono un po’ diverse. Non sento più quella magia di ricominciare perché, fondamentalmente, non ho mai smesso. L’estate l’ho trascorsa studiando per questo dannatissimo ultimo esame prima della laurea che mi sta bloccando da un anno e pensando a cosa fare della mia vita. Mi sento in stallo, come se stessi fluttuando nel vuoto e non riuscissi a rimettere i piedi a terra.
Ho un estremo bisogno di un lavoro stabile che mi permetta di andare via da casa e di pagarmi un affitto.
Ho un estremo bisogno di laurearmi per iscrivermi al corso di traduzione editoriale e cercare di farmi spazio in questo nuovo mondo.
Ho un estremo bisogno di costruirmi un posto che sia mio. Piccolo, accogliente, confortevole, ma mio.
E soprattutto ho un’esigenza vitale di andare a vivere con lei e di condividere ogni cosa.

Lo so, siamo state migliori amiche per dieci anni e stiamo insieme da due quindi di cose ne abbiamo condivise a milioni, ma stavolta non parlo di esperienze, di uscite e di divertimenti. Parlo di vita e di quotidianità. Parlo di sentire il suo odore per casa appena alzata. Di prendere il caffè, darsi un bacio al volo e andare al lavoro con l’entusiasmo di rivederci la sera e raccontarci la giornata. Di arrotolarmi tra le coperte e mettere i piedi tra le sue gambe per scaldarli. Di cucinare i nostri piatti preferiti e ridere quando ci vengono male. Di andare a trovare i nostri genitori e vederli orgogliosi di noi e di quello che abbiamo raggiunto solo con le nostre forze. Di alzarsi presto la mattina e andare a dormire tardi la sera dopo aver fatto l’amore. Delle gite fuoriporta la domenica. Dell’odore di sugo al pomodoro e basilico dei pranzi improvvisati. Dell’euforia del nostro cane che ci corre incontro scodinzolando. Degli amici che ci vengono a trovare portandoci il gelato.
Parlo di questo. Parlo di amore. Parlo di famiglia. La nostra.