Spirits in my head and they won’t go

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Dicono che bisogna scrivere solo di ciò che si conosce.  Delle emozioni che si sono provate sulla propria pelle. Delle ferite che abbiamo dovuto ricucire lentamente con ago e filo e degli squarci che ci siamo inflitti durante la nostra vita.
Dicono che se non parliamo del dolore non siamo umani e che se parliamo troppo dell’amore siamo melensi. Nessuno però si è mai preso la responsabilità di dirci che l’amore e il dolore sono due facce dalla stessa medaglia e che possiamo lacerarci ogni volta che combattiamo con i nostri demoni.
Ogni notte i fantasmi del passato tornano a bussare i meandri della mia mente. Bussano alla porta come se fossero dei vicini di casa apparentemente amorevoli e gioiosi,ma con un lato oscuro che non tentano di nascondere, con in mano una torta ai mirtilli, pronti a darti il benvenuto di tutto il quartiere. Si presentano e cominciano ad elencare tutto il loro albero genealogico, dalla zia ultracentenaria con problemi di alcol al bisnonno veterano di guerra. E tu sei lì, immobile, con gli occhi sbarrati e la marmellata di mirtilli spalmata ai lati della bocca, ad ascoltare quella storia così diversa da quella che ti eri immaginata. E continui a mangiare, spargendo briciole ovunque, pur di non proferire parola per evitare di interrompere quel monologo così frenetico, a tratti concitato, riguardante una storia di vita che non ti appartiene. Poi ti guardi intorno e vedi che le pareti di casa sembrano volerti avvolgere. Si restringono tentando di ingoiarti. Le finestre si serrano. Il buio comincia a soffocare la luce e ti ritrovi con una morsa in gola. Comprendi l’importanza dell’aria solo quando ne provi la mancanza. Tutto si ferma. La fetta di torta cade rovinosamente sul pavimento, ma nessuno se ne accorge perché i vicini continuano euforici a raccontare le vicende della loro famiglia senza curarsi di quello che sta succedendo. Tu cominci a isolarti e a sentire le voci in lontananza. I suoni ovattati ti impediscono di renderti conto della situazione. E’ tutta un’immensa bolla in cui sei intrappolata, mentre tutto il resto del mondo continua a vivere. Poi una frase, risuonando come un’eco nella tua testa, sembra dirti “non vai bene per gente così”. Allora ti chiedi per chi invece andresti bene. Chi vorrebbe davvero al proprio fianco una persona così spaventata dal male che divampa, ma non ottieni alcuna risposta. O meglio nessuna risposta che tu possa ascoltare perché sei già a terra, con la testa in confusione e con un forte dolore al petto. Ti manca l’aria ma se ti sforzi a respirare affatichi il tuo fisico, ormai dilaniato da tanto dolore. Hai solo un desiderio: rimanere lì distesa, con la faccia verso l’alto e il corpo inerte, scosso solo ogni tanto dal gelido pavimento di marmo.  Fino a quando non senti più niente. Niente voci, niente rumori, niente freddo.
Ti risvegli arrotolata in una coperta di lana morbida, in una stanza dall’odore di casa. Tiepida, accogliente, familiare direi. Una mano calda e delicata prende la tua. La stringe forte a sè come se fosse il più prezioso dei tesori. In quel momento capisci che “non vai bene per gente così” e ne sei fiera perché “gente così” non va bene neanche a te. Tu sei per l’amore che ti scuote e ti salva, per quelli che ti hanno tirato fuori da un vicolo cieco e per quelli che vedono in te tutto il loro mondo. Un mondo piccolo e un po’ consumato, ma pieno di gemme che aspettano solo di sbocciare. In fondo, i fiori più belli e più forti sono quelli che nascono dall’asfalto.

 

 

 

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Informazioni su therealme

Sono una sognatrice in continua ricerca del suo posto nel mondo. A volte fantastico pensando a come si troverebbero i personaggi dei miei libri preferiti nella realtà di oggi e li vedo tremendamente impacciati. Forse perché è come mi sento io nella vita, tremendamente impacciata. Non giudico mai un libro dalla copertina, un involucro esteticamente perfetto può rivelare sorprese poco piacevoli, ma per fortuna esistono delle eccezioni, le classiche sfumature che ti salvano da una visione del mondo prettamente negativa e piena di stereotipi. Non esiste soltanto il bianco e il nero, è inutile girarci intorno, ma un’infinita gradazione di grigi che ti permette di osservare la vita con gli occhi limpidi e puri di un bambino. Cercare di andare oltre quello che si vede non vuol dire cercare e trovare del buono in tutte le persone, significa soltanto non limitarsi alle apparenze, ma scavare a fondo in cerca della verità, evitando di basarsi su preconcetti.

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