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Mi trasferisco

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Ho preso la decisione di scrivere non più in anonimato. Non è stata una decisione semplice, ma sono arrivata al punto in cui mi sento di dover far qualcosa per combattere l’ignoranza dilagante verso tutto ciò che è diverso.

Lo so, una volta ogni 3 anni cambio blog. Più che altro perché una volta ogni 3 anni la mia vita subisce dei cambiamenti che i blog precedenti, o le me precedenti, non potevano raccontare. Stavolta, dato che ci metto la faccia e il nome, vorrei riuscire a renderlo un progetto a lungo termine.

Per chi desidera ancora seguirmi e leggere qualcosa di questa pazza incostante che avete imparato a conoscere nel tempo (e un pochino anche ad odiare), lascio il link qui in basso.

Spero possiate sentirvi a casa nel mio nuovo spazio. A me piace moltissimo.

Beh che dire, spero di rivedervi di là!

[Link al mio nuovo blog: https://arialibera15.wordpress.com/ ]

Chi non muore…

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Tornare è sempre difficile. Sono stata via a lungo. In questi anni sono successe tante cose che non ho avuto la forza di condividere. Le ho tenute per me, fino a quando non ho capito che tutto lo stress accumulato era dovuto anche al fatto che avevo smesso di scrivere. Due cose riuscivano a farmi stare bene, la danza e la scrittura. Eliminarle entrambe è stato un gesto masochista.

Per rimettermi un po’ in pari vi faccio un piccolo excursus della mia vita negli ultimi tre anni.

  • Il 2017 l’ho trascorso con l’ansia di non potermi laureare. E con il fiato sul collo di mio padre che mi ripeteva quanto fossi incapace. Lui che non sa neanche cosa voglia dire fare dei sacrifici e perderci quasi la salute mentale se non si vedono i risultati.
  • Ad Aprile 2018 io e la mia ragazza ci laureiamo. Stesso giorno, stesso posto, stesso corso di studi. Condividere quel momento con lei è stato magico. Festa di laurea fatta al ristorante in presenza di entrambe le nostre famiglie. Noi stanche morte e la zia che a mezzanotte ci chiedeva di farci la milionesima foto con la corona d’alloro in testa. Almeno adesso siamo libere
  • Maggio 2018 inizio il Master di specializzazione e comincio a inviare curricula (invano)
  • La mia ragazza comincia a dimagrire eccessivamente. Cerco di farglielo notare con le dovute accortezze. Lei finge di non sentirmi.
  • L’estate trascorre tiepidamente
  • A settembre 2018 mi chiamano per fare da assistente ai bambini (dall’asilo alle superiori) all’interno degli scuolabus. Ci sono stati casi di bullismo e hanno bisogno di qualcuno che controlli la situazione. Orario 6.30-9.30 12-15 15-16. Non è il mio campo, ma accetto.
  • Ottobre 2018 ho ricevuto già un pugno in faccia e un calcio nell’addome da parte di bambini “complicati”
  • A Novembre 2018 convinco la mia ragazza a farsi visitare data la sua magrezza ormai fin troppo evidente
  • A Dicembre 2018 mi scade il contratto. I bambini piangono per non farmi andare via. I miei piccoli insegnamenti sul rispetto reciproco alla fine hanno dato frutto.
  • Da Natale inizia l’inferno. Io e mia madre scopriamo che mio padre convive con una donna da oltre 20 anni, che è da quando sta con lei che non tira fuori neanche un soldo per me e che non mi ha mai voluto includere nel suo nucleo familiare.
  • Mia madre, che è sempre stata l’unica a prendersi cura di me, lavorando 42h a settimana e ascoltando mio padre (pure essendo divorziati) quando si lamentava dei suoi problemi economici (in realtà inesistenti) entra in depressione.
  • Passo il 29 Dicembre a cercarla perché era uscita di casa e non era più tornata. Io e la mia ragazza giriamo in lungo e in largo. Ad ogni sirena di ambulanza perdo un battito. Faccio la denuncia di scomparsa. Mi dicono di aspettare almeno fino alla sera, prima di farla partire. Avviso mia zia (la moglie del fratello di mia mamma, morto anni prima di tumore) l’unica persona con cui posso condividere un dramma del genere. Intanto mio padre è in Slovenia con la compagna e gli amici per vacanza. Fortunatamente la sera alle 22 mia madre torna a casa e trova ad accoglierla me, la mia ragazza e mia zia. Era andata a schiarirsi le idee e poi a trovare suo fratello al cimitero. Io lo sapevo, ma quando ho mandato mia zia a controllare lei non c’era. Forse i tempi non sono stati esatti, chissà.
  • La notte di Capodanno la passo a casa con la paura di vedere mia madre commettere qualcosa di brutto. Arriva mezzanotte e spero di addormentarmi e risvegliarmi da quest’incubo
  • Gennaio 2019 inizia con il terrore e con gli attacchi di panico. Ma devo essere forte, non posso mollare anche io.
  • A Febbraio operano la mia ragazza. Devono estrarle un fibroma. Operazione abbastanza semplice in linea teorica, ma piena di complicazioni all’atto pratico. Rimane in ospedale una settimana perché troppo debole.
  • Io mi destreggio tra le crisi di nervosismo di mia nonna che non comprende la depressione come malattia, i pedinamenti nei confronti di mia mamma (la accompagnavo a lavoro e la riaccompagnavo a casa, tutto a distanza di sicurezza) e le visite in ospedale alla mia ragazza. Sarei voluta stare più tempo con lei, ma riuscivo a malapena a farle compagnia tre ore al giorno data anche la distanza dell’ospedale da casa mia
  • Mia zia convince mia mamma ad andare dal medico e farsi prescrivere dei farmaci
  • La mia ragazza non accetta il suo corpo dopo l’operazione e continua a dimagrire uccidendosi di esercizio fisico
  • A Marzo 2019 vengo richiamata per tornare a fare l’assistente ai bambini. L’ultima ragazza assunta a tirocinio se ne era andata a gambe levate sia per l’enorme responsabilità sia per lo stipendio misero. Mi assumono con regolare contratto fino a Giugno perché “sono l’unica in grado di gestire quei bambini”. Il fato è ironico a volte. Io che scappo quando sento un bambino piangere sono l’unica in grado di gestirli. È una sorpresa anche per me.
  • A Giugno 2019 io e la mia ragazza entriamo come collaboratrici del Festival del Cinema della nostra città
  • A Luglio 2019 la mia ragazza trova lavoro in un’azienda. La mettono in fabbrica, lavora 9h ore al giorno e gliene pagano 8. O così o niente, dicono.
  • Ad Agosto 2019 festeggiamo il nostro 5° anniversario.
  • A Settembre 2019 uno dei direttori artistici del Festival del Cinema mi chiede di dargli una mano a gestire tutti i suoi lavori di scrittura. Mi propone di scrivere un libro a quattro mani.
  • A Ottobre 2019 inizio un corso in Social Media Marketing, tre giorni a settimana
  • Da Novembre 2019 entro nell’organico del gruppo dei selezionatori dei cortometraggi del Festival. Lavoro molto impegnativo, ricco di stimoli, in compagnia di persone meravigliose, ma poco remunerato. Per ora però sono felice di far parte di un ambiente in cui posso essere me stessa senza nascondermi
  • A Dicembre 2019 termino il corso in Social Media Marketing
  • A Gennaio 2020 apro la partita iva come traduttrice e social media manager
  • A Febbraio 2020 stacco la mia prima fattura
I problemi della mia ragazza ancora non si sono risolti, combatte ancora con se stessa e con il rapporto con il suo corpo. Cerco di supportarla senza essere invadente. Voglio che sappia che ci sono. Ma mi dispiace, e lo dico da egoista, non riuscire più ad avere una nostra intimità. Chi soffre di disturbi alimentari fa fatica a lasciarsi spogliare. E io non posso e non voglio costringerla.
Mia mamma è ancora in fase critica, cerco di fare del mio meglio per non farla regredire ma non so se sia abbastanza.
Mio padre è la definizione di inadeguatezza. Non ha capito tutti i danni che ha fatto nella sua vita e non si sforza neanche di farlo. Ha rovinato me e ha rovinato mia madre.
Non ho più aspettative su di lui da tempo.

La mia vita non è mai stata tutta rose e fiori. A volte mi accontenterei solo di qualche bocciolo per darmi speranza. La mia salute mentale è stata messa a dura prova, ma la mia psicologa ha detto che ho fatto un lavorone e che ho “tenuto botta”.
E continuerò a farlo, non sono una che si arrende.

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Dopo un lungo periodo di assenza dovuto alla sessione invernale, alle notti insonni per via del terremoto e delle pessime condizioni climatiche della mia zona e ad alcuni problemi personali, si è voluto aggiungere anche il mio computer che, da un giorno all’altro, ha smesso definitivamente di accendersi. Ho perso molte cose a cui stavo lavorando, tra cui anche l’abbozzo iniziale della tesi. So che è stato un mio errore non aver salvato tutto su un supporto di memoria esterna, ma, in certi momenti, si è convinti di essere eterni. Che tutto ciò che ci circondi sia eterno e che sia sempre lì a nostra disposizione. Che gli attimi non spariscano mai e che il tempo per dire realmente come stiamo sia infinito.

Spesso lo facciamo anche con le persone, le diamo per scontate. Crediamo di poterle vedere ogni volta che desideriamo, fino a quando, un giorno, non le vediamo più. E i “ti voglio bene” mancati, i “ti amo” strozzati e i “perdonami, ho sbagliato” rimangono sospesi nel vuoto. A cavallo dei rimpianti sulla strada dei rimorsi. 

Ho sempre cercato di essere una brava figlia, degna del rispetto e della fiducia della mia famiglia. Ho sempre cercato di guadagnarmi la stima che avessero di me perché nulla è mai dovuto. Ho fatto quello che, in fondo, era il mio dovere: studiare e impegnarmi. Ma ho un dolore lacerante dentro di me. Un dolore che non so se ne andrà mai. Recitando la parte della figlia perfetta che non si scompone mai, che non piange e non si arrabbia mai, ho nascosto una parte di me che adesso fa fatica ad uscire fuori. Vorrei potermi liberare, vorrei finalmente sentirmi un peso in meno sul cuore, ma non posso. Non posso perché ho talmente tanta rabbia e delusione in corpo che non so più come esternarle. Anzi non l’ho mai saputo e per evitare di scoppiare sono implosa io.  

Alcuni dicono che abbia una forte dose di autocontrollo, altri che dovrei lasciarmi andare e smettere di pensare sempre alle conseguenze. Io ho smesso anche solo di ipotizzare. 

Non ho la forza, semplicemente non ce l’ho più. 

Soddisfazioni

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In questo ultimo mese ho trascorso quasi tutto il mio tempo a lavorare ad un discorso di presentazione di un mio scritto. Non ho detto nulla a riguardo per scaramanzia, avevo paura che il sogno si frantumasse prima ancora di diventare realtà.
Oggi però posso dire che ho avuto la mia soddisfazione, quella che ti tiene sveglia la notte per la contentezza. Circa tre mesi fa, infatti, sono stata decretata finalista per un concorso letterario che reputo importantissimo per le tematiche trattate. E’ stato indetto dal comune di Trento, patrocinato dalla regione e voluto fortemente dal dipartimento delle Pari Opportunità. Il concorso “Raccontare le Pari Opportunità in tutte le forme del Diversity” si poneva come obiettivo quello di spiegare a bambini e a ragazzi le varie sfaccettature della realtà, fornendogli degli “occhi critici” per diventare adulti in grado di valorizzare le proprie differenze individuali e il potenziale di ogni persona che incontreranno sul loro cammino sia nella sfera lavorativa sia in quella personale. Un obiettivo non da poco visto che i bambini sono il futuro della nostra società e più li cresciamo nel rispetto più riusciremo ad assicurarci una società migliore ed inclusiva.
Gli elaborati dovevano rivolgersi ad una sola categoria del Diversity (Genere donna e uomo, Disabilità, Cultura/etnia, Differenza di età e Orientamento sessuale) a scelta libera dell’autore e a una sola categoria di età dei futuri lettori/lettrici ( da 0 a 5 anni, da 6 a 10 e dagli 11 ai 13). Ovviamente proprio perché il fine ultimo è la lettura da parte dei ragazzi, i testi non dovevano presentare alcun tipo di linguaggio inappropriato, violento, razzista, discriminatorio o volgare, pena l’esclusione.
E’ stato un onore e un motivo di orgoglio essermi classificata tra i primi cinque finalisti, ma è stato ancora più incredibile aver vinto il primo premio nell’ultima istanza del concorso, in cui si avevano solo tre minuti per presentare al pubblico e alla giuria il proprio racconto. Per me è stato un piccolo traguardo sia a livello letterario sia a livello sociale, perché non solo ho potuto riscontrare che la società di oggi sta cambiando, ma anche perché ho visto commuovere alcuni dei presenti. Sentire una delle organizzatrici/curatrici del concorso dirmi “Complimenti, mi hai emozionata” è qualcosa che, anche a distanza di anni, mi rimarrà sempre dentro. Ho sempre desiderato che la mia scrittura arrivasse al cuore della gente e questa volta ci è riuscita.
La scrittura è portatrice di messaggi e libertà. Fate leggere i bambini e avranno il mondo nelle loro mani.

Ho condiviso quest’esperienza con la mia ragazza, è venuta insieme a me a Trento e si è emozionata quando mi hanno consegnato il premio. L’ho vista fiera di me ed io ero fiera di noi. Senza la nostra storia non avrei mai scritto quel racconto. Senza di lei non avrei mai avuto il coraggio di parlare in pubblico. Non avrei mai creduto nell’amore che raccoglie i pezzi e li ricompone. Senza di lei non avrei vinto perché niente vale più della consapevolezza di essere stessi.

Considerazioni

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È un periodo che mi pongo molte domande, che cerco risposte approfondendo nei libri di filosofia, di chimica, di biologia e di psicologia, ma ogni volta che penso di essere arrivata a una parvenza di verità, i dubbi mi pervadono inglobandomi completamente. Proprio come se fossi un gomitolo di lana che viene assalito, di soppiatto, da un baldanzoso gatto domestico.
Non sono alla ricerca della mia identità, so benissimo chi sono e sono perfettamente in equilibrio con me stessa. Sono anche consapevole che non tutto il mondo circostante prenda seriamente e concretamente il fatto che possano esistere altre realtà al di fuori della propria, ma questo non può, di certo, impedirmi di seguire la mia strada a testa alta. Non siamo fatti tutti con lo stampino, per quanto cerchiamo di omologarci e al tempo stesso di differenziarci in ogni situazione. Ognuno di noi è speciale a suo modo. E lo so che potrebbe sembrare una frase fatta, ma non lo è. Perché è vero e toccabile con mano che siamo tutti diversi, ma tutti ugualmente esseri umani.
Quello che mi preoccupa e mi fa realmente paura sono quelle persone che non si interrogano mai e non si mettono mai in discussione, ma che danno per assodato il proprio pensiero. In sostanza mi terrorrizzano quegli esseri umani che si considerano superiori ad altri esseri umani senza minimamente guardare la questione sotto un altro punto di vista. Sarà che io mi interrogo quotidianamente e non sono mai sicura di niente fino a quando non vado a fondo dell’argomento. Sarà che ho delle teorie tutte mie sulla creazione e sulla vita, ma io i dubbi me li pongo. Me li pongo sempre pur avendo delle certezze scientifiche a sostegno delle mie tesi. Me li pongo pur avendo dichiarazioni ufficiali di psicologi e di psichiatri che affermano che l’omosessualità e la bisessualità sono varianti naturali della sessualità umana. Quello che mi chiedo è perché molta gente, invece, sia così sicura di quello che sostiene pur non avendo alcuna prova. Perché?
L’altro ieri mi sono imbattuta in una discussione, ormai vecchia, obsoleta e persino noiosa, in cui veniva sostenuto che gli omosessuali non sono altro che peccatori degni di finire all’inferno. Io, a quel punto, non me la sono sentita di dilungarmi con le spiegazioni scientifiche, ma ho semplicemente risposto ponendo una domanda: “Per quale ragione, secondo voi credenti e secondo il Dio in cui credete, è possibile perdonare un assassino (che è tale proprio per aver spezzato una vita) purché si penta, ma non è possibile perdonare un uomo che ama un altro uomo? Per quale ragione l’Amore che tanto predicate, in questo caso, ha meno potere di un omicidio?”
Lo so, anche la mia domanda è piena di vuoti e lacune teologiche, se così vogliamo chiamarle, ma è stata una mera provocazione a cui credevo di ottenere risposta. Casualmente, però, non sono stati in grado di reggere la discussione.

Per questo vorrei chiederlo a voi: Perché a queste persone i dubbi non sorgono mai?

23 anni e qualche crepa

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In questo mese e mezzo di assenza mi sono dovuta impegnare a superare tante cose.
La prima è che sono arrivati i temibili 23 senza che io avessi raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata. Dovevo già essere laureata e in cerca di un lavoro che mi rendesse indipendente e invece non ho ancora la pergamena in mano e sono comunque in cerca di un impiego. Mi chiedo se ce la farò mai e se riuscirò finalmente a sganciarmi da questa situazione divenutami insostenibile e che si sta ripercuotendo su di me anche a livello fisico.
La seconda è che ho dovuto imparare a rapportarmi con la paura di tutto ciò che è inatteso.
Abito, infatti, nella regione che è stata dilaniata dal terremoto degli ultimi giorni e che si sta rimboccando le maniche per ricominciare a vivere. Vedo ogni giorno volti sconvolti di persone che hanno perso tutto, ad eccezione della loro dignità. Vedo bambini piangere per non aver più un posto sicuro dove giocare e genitori piangere per non sapere se potranno più garantire un futuro ai propri figli. Vedo anziani con sguardi assenti. Ricordi di tutta una vita sepolti sotto un cumulo di macerie. Schiene provate da anni di duro lavoro che continuano a scavare nella speranza di ritrovare un po’ della loro storia. Fotografie ricoperte di polvere in mezzo alla strada. Matite colorate che, con timidezza, sbucano fuori da qualche rovina.
Vedo, però, anche tanta umiltà, solidarietà e accoglienza e questo mi fa sperare che, nei momenti più drammatici, conti di più il cuore della rivalità tra contrade. Lo spirito di sopravvivenza, per fortuna, unisce sempre. Anche se non sono mai riuscita a capire se unisce per semplice convenienza o per reale umanità.
Tutto questo mi ha destabilizzato, non mi ha fatto dormire per notti intere. Ogni minima scossa mi faceva pensare alla fine. Alla fine della mia vita, dei miei sogni e dei traguardi da raggiungere. Perché ho 23 anni e non ho ancora realizzato quello per cui sto lottando da tutta la vita. Perché ho una ragazza che voglio amare per tutto il tempo che mi è concesso. Perché ho degli amici a cui tengo come fratelli. E perché sono ancora qui, con un tetto sopra la testa, a poterlo raccontare.
Non si capisce mai quanto si è fortunati fino a quando non si tocca il fondo o non si vede la gente morire a 20 km da casa tua.

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La delusione che ho avuto nel non passare il mio ultimo esame è stata talmente forte da anestetizzarmi completamente. Ero a un passo dal liberarmi definitivamente di questo peso, ero già proiettata alla laurea di inizio Aprile, avevo già deciso su cosa specializzarmi e stavo già inviando CV in ogni dove nella speranza di poter fare esperienza come traduttrice. E invece no, qualcuno ha deciso bene di farmi posticipare tutti i miei programmi mettendomi in grave difficoltà. Dal punto di vista economico, purtroppo, non sono ancora indipendente. Per quanto mi possa impegnare e adattare a qualsiasi lavoro, non mi hanno mai pagato sufficientemente abbastanza da potermene andare di casa e mantenermi da sola, al massimo con quello che prendevo sono riuscita ad aiutare mia madre a pagare alcune rate universitarie. Per due anni sono riuscita ad avere le tasse dimezzate, per via della mia media, studiando giorno e notte senza quasi nessuna pausa. Nulla di più però.
Nella mia situazione ci sono milioni di studenti, tutti con un sogno da realizzare, ma completamente esausti e sfibrati da non riuscire più ad alzarsi la mattina.
Dal punto di vista emotivo, invece, sono uno straccio. Ormai mi dimentico persino di mangiare e di dormire. Non mi importa di prendermi cura di me e questo dovrebbe essere un campanello d’allarme bello e buono. La mia ragazza teme di quello che potrebbe succedermi se mi facessi ancora sopraffare dall’ansia. Non voglio darle ulteriori preoccupazioni quindi cerco di andare avanti a tentoni, sperando solo di non cadere in un baratro. Oggi sono qui e sto lottando per esserci anche domani.
Fallire un esame non è un dramma, ma per me lo è. L’università è stata una fonte costante di problemi e ora mi vedo ancora più lontana dalla fine di questo capitolo. Forse avevo troppe aspettative su di me, ero convinta di potercela fare perché ho sempre studiato e mi sono sempre concentrata sui miei obiettivi. Evidentemente, però, qualcosa è andato storto. Evidentemente non sono così invincibile.
A volte bisogna solo rassegnarsi all’idea di aver fatto la scelta sbagliata.

Questione di scelte

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In questi giorni sono tantissime le cose che mi stanno passando per la testa e sono tutte diversamente collegate. Anzi, direi che non sono collegate affatto. Sono piena di sogni e di poche certezze. Ho sempre cercato di realizzare tutto quello che immaginavo, ma adesso sta diventando complicato persino immaginare qualcosa di sensato e di attuabile.

Da piccola desideravo fare la veterinaria, come moltissimi bambini del resto, perché mi sentivo molto più in sintonia con gli animali piuttosto che con le persone. Desideravo aiutarli nei momenti di difficoltà, desideravo vederli guarire e pronti a tornare alla loro vita di anime pure. Con gli anni, però, ho intrapreso un percorso universitario completamente differente da quello che mi ero prefissata. Ho fatto una scelta, giusta o sbagliata che sia. Una scelta forse dettata più dalla paura di andare fino in fondo che dal cuore. Una scelta che è stata il risultato di un’attenta valutazione di pro e di contro. Una scelta in cui ha prevalso la razionalità sull’istintualità. E in questi giorni questa decisione mi sta pesando parecchio.
Durante la mia infanzia non facevo altro che rinchiudermi nella mia cameretta a leggere manuali su manuali di veterinaria, di addestramento e di pet therapy. Molte volte di difficile comprensione per una ragazzina di dieci anni come me, ma ero mossa da una sete di conoscenza talmente forte che niente mi avrebbe impedito di sapere, di conoscere e di capire.
A 11 anni persi il mio primo animale domestico, un canarino giallo tutto pepe di nome Flick. Era stato un regalo di mio zio, lo teneva in casa da circa sei anni e io, ogni volta che andavo a trovarlo, rimanevo incantata dal suo cinguettio soave. Rimase con me per altri sei lunghi anni e quando morì scoppiai in un pianto disperato. L’unica volta in cui piansi davvero.
Da quel giorno mi sono ripromessa di cercare di salvare ogni esserino che avrei trovato per strada. Lo avrei fatto per lui. Lo avrei fatto per Flick.

Passarono gli anni e la mia passione per gli animali crebbe a vista d’occhio. Addestrai due pastori tedeschi per una coppia di amici di famiglia senza alcun titolo. Lo devo dire perché non ho fatto alcun tipo di corso per diventare addestratrice professionista (anche se adesso l’idea mi sta tormentando ogni singola notte) e perché non mi reputo neanche alla stessa altezza di chi, invece, ci ha investito del tempo e delle ore di studio e pratica. Non sono un’addestratrice, non ho alcun tipo di attestato. Ho soltanto seguito il mio istinto, quello di quando avevo 10 anni.
Con gli animali sono istintiva, mi fido di loro. Mi basta guardarli negli occhi per comprenderli e capire esattamente cosa li preoccupa o li tormenta. Non so neanche da chi abbia imparato, so soltanto che tutto questo mi parte dal cuore.

Ieri sono dovuta andare a parlare con il veterinario della piccola peste che ho in casa,un cagnolino vivacissimo per cui stravedo. Abbiamo discusso delle sue analisi e dei problemi che ha avuto in questi mesi. Io sono l’agitazione fatta persona, ma quando si parla di animali riesco a tirare fuori una calma di cui ho sempre creduto fossi sprovvista. Mi trasformo subito nella ragazza determinata e risolutiva che ho sempre ambìto a essere.
E’ una sensazione che mi ha sempre turbato perché è un lato di me che non ho mai approfondito abbastanza. E’ un lato che non ho voluto conoscere e che non emerge mai se non in casi di emergenze a quattro zampe. Il veterinario lo definisce talento, io semplicemente passione.
Non mi sono mai sentita veramente brava in qualcosa perché mi sono sempre applicata a fare tutto. A scuola ero brava, a danza me la cavavo piuttosto bene, al corso di fotografia facevo belle foto e al corso di difesa personale ho imparato a difendermi nonostante non avessi mai fatto arti marziali in vita mia. In poche parole sono sempre stata quella brava in tutto, ma che non si è mai distinta in niente. La classica studentessa modello con buoni voti, che si meritava un otto ma mai un dieci. La ballerina attentissima ai passi e precisa nella realizzazione delle coreografie, ma troppo poco elastica per entrare a La Scala. L’amica migliore con cui confidarsi di notte in preda a una crisi di nervi, che poi veniva scaricata, puntualmente, la mattina dopo come un pacco postale. Insomma, l’eterna seconda.
Ho vissuto come se fossi la controfigura di me stessa. Quella che si ammazza di lavoro, ma che non ne vede riconosciuti i meriti. Mi sono sempre sentita fuori luogo dappertutto tranne in quella stanza con il tavolo di acciaio, lo stetoscopio appeso al muro, la bilancia per pesare i cuccioli e i numerosi poster di prevenzione contro ogni tipo di malattia trasmessa dalle zanzare e dai suoi simili. Lo so, è un po’ agghiacciante descritta così. Sembra un flusso di pensieri sconnesso di una povera pazza che non sa cosa fare della propria vita. Ed è vero, non so che cosa fare. E’ come se avessi perso gli ultimi quattro anni della mia vita a fare qualcosa per cui non ho il moto del cuore.
Il veterinario del mio cane mi ha detto una frase illuminante “Il talento non si coltiva, o ce l’hai o non ce l’hai e tu con gli animali ce l’hai. E’ il talento unito alla conoscenza a renderti una vera professionista. Pensa con il cuore e segui la tua strada.”
Le sue parole mi hanno aperto un mondo, ma allo stesso tempo mi hanno fatto capire che devo fare una scelta: terminare il mio percorso universitario o cambiare completamente e ricominciare da capo.
Forse il pessimo risultato del mio ultimo esame prima della laurea dovrebbe dirmi qualcosa. O forse no.
La vita scorre talmente velocemente che io non riesco a stare al passo. Vorrei soltanto capire cosa fare. Vorrei non avere paura.

01.22

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Sento lo scorrere del tempo inesorabilmente. Passano i giorni e io mi ritrovo sempre qui. Stanca, stremata ed estenuata. La mia testa fa dei giri immensi donandomi una sicura instabilità. Percepisco il mondo in modo astratto, sentendomi quasi inghiottita dall’entusiasmo altrui. Ho provato ad aprire le fauci di questa immensa tigre, ma tiene i denti serrati quasi a significare che non ho speranza di fuggire da questa morsa.
Stanotte va così. Fatico a respirare. Sento lo stomaco contorcersi, mentre mi abbandono ad una confusione mentale che non mi permette neanche di alzarmi in piedi.
Ancorata al letto cerco di pensare a tutto quello che mi fa stare bene, ma l’ansia è talmente forte da distruggere ogni singolo ricordo.
Sono sola in preda a una sanguisuga che mi sta succhiando via tutta la mia linfa vitale. E più lotto per combatterla più si ciba delle mie energie.
Se continua così rischia di spegnermi…

Secondo Liebster Award 2016

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liebster-award-2016
Innanzitutto ringrazio Sono proprio Lesbica per avermi nominato, sono già al mio secondo Liebster Award 2016 e ne sono onorata.
Per questioni di tempistiche non riscriverò il regolamento, che credo ormai conoscerete tutti e passerò direttamente alle risposte.

1. Hai un sogno ricorrente?
Sì, ma più che un sogno è un vero e proprio incubo. Sogno spesso di ritrovarmi, di notte, in una foresta buia e intricata, priva di vie di fuga, in cui cerco di correre e scappare da qualcuno che mi sta inseguendo. Corro più veloce che posso, schivando alberi e saltando grosse radici, ma a un certo punto le mie gambe si paralizzano. Cominciano a pietrificarsi dai piedi fino al bacino e mentre cerco di dimenarmi, ansimando e piangendo, quel qualcuno che mi stava inseguendo riesce a raggiungermi e a rapirmi. Poi di solito mi sveglio.

2. Ti metteresti mai con te stesso?
Bella domanda, probabilmente no. Non riuscirei a gestire doppie ansie e doppi attacchi di panico quindi credo che eviterei.

3. Quale serie tv, film o band ha segnato la tua vita?
Senza dubbio Streghe. E’ stata la serie tv della mia infanzia, quella per cui ho riso innumerevoli volte e per cui ho pianto altrettante. Quella che mi ha fatto capire l’importante legame che, spesso (non sempre), condividono fratelli e/o sorelle e quella che mi ha fatto comprendere che, è vero che il Bene trionfa sempre, ma molte volte trionfa a spese di altri (vedasi la morte della primogenita Prue).

4. C’è qualcuno che non puoi più sentire con cui vorresti parlare?
Vorrei poter parlare con due persone: la prima se n’è andata cinque anni fa e, a parte raccontarle ogni giorno qualcosa di me, osservando una sua foto, non potrò mai più rivederla. La seconda, invece, se n’è andata per sua libera scelta e, nonostante abbia tentato di tutto, non ha intenzione di ritornare sui suoi passi. La mia, a quanto pare, era un’amicizia unilaterale.

5. Quali argomenti non sopporti?
Più che quali argomenti, diciamo che non sopporto chi, per avvalorare la propria teoria, scredita e insulta gli altri ergendosi a dispensatore di verità universale.

6. Chiudi gli occhi, cosa o chi vedi?
Una carriera universitaria conclusa e l’inizio della mia vita coniugale.

7. Pensi di aver avuto una vita difficile?
Non è stata una della più semplici, devo essere sincera. Cerco sempre, però, di mettermi nei panni degli altri e, a parità di età, c’è chi ha dovuto affrontare molte più cose.

8. Sei una persona in grado di dire no quando serve? l’ultima volta che lo hai fatto?
L’ho dovuto imparare, prima ero veramente troppo accomodante. L’ultima volta che l’ho detto è stato per evitare di essere delusa ancora una volta.

9. Se potessi interpretare un personaggio (film o cartone) chi saresti? e perchè?
Tornando al mio telefilm preferito, direi Phoebe oppure Piper. Da piccolina sognavo spesso di essere una delle sorelle Halliwell, mi immedesimavo nella loro vita e cercavo di combattere i demoni. D’altronde sono state loro a salvarmi dai miei demoni interiori quindi…

10. Perchè hai scelto di creare un blog invece di un canale youtube?
Perché mi sento più a mio agio scrivendo piuttosto che parlando.

11. Che rapporto hai con i social?
Un rapporto non ossessivo. Li utilizzo per il minimo indispensabile, per alcune news e per seguire gli aggiornamenti delle serie tv che vedo (sì lo so, sono una telefilm addicted).

Spero non me ne vogliate, ma sono a corto di domande e di blog da nominare. Se ne avete voglia però posso riproporre le stesse domande della scorsa volta e chi lo desidera può rispondere nei commenti. Enjoy buddies!

Le mie domande sono:
1) Se potessi tornare indietro nel tempo, qual è la prima cosa che cambieresti? E quella che invece non cambieresti mai?
2) Se ti dicessero che hai un’unica possibilità di ricostruire il rapporto con qualcuno, da chi andresti?
3) Dove ti vedi tra 5 anni?
4) Stai lottando per realizzare te stesso e i tuoi sogni?
5) Qual è il segreto che non hai mai voluto rivelare di te?
6) Se ti dico “spensieratezza” , qual è il primo ricordo che ti viene in mente?
7) Se ti dico “delusione”, invece?
8) Ti sei mai pentito di aver detto una bugia anche se a fin di bene? Se sì, come è andata?
9) Credi nel vero amore?
10) Come ti vedi adesso? Credi che le persone che ti vogliono bene vedano di te la stessa immagine?
11) Come reagiresti a una situazione di pericolo o a una aggressione verso un soggetto più debole?